Detenuto risarcito per condizioni disumane in carcere

Un detenuto del carcere di Lecce ha ottenuto il risarcimento del danno per le condizioni disumane della propria detenzione.   Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con una rivoluzionaria sentenza [1]. Il provvedimento rischia di scatenare un effetto domino, con risarcimenti a valanga, tenuto conto che le condizioni di vita disumane e il sovraffollamento sono situazioni condivise dalla maggior parte dei detenuti dei penitenziari italiani.   La somma riconosciuta al detenuto a titolo di risarcimento è di 2.600 euro: se si dovesse partire da questo dato, sembrerebbe un risultato non certo esaltante, atteso che la violazione della dignità personale è stata monetizzata in poche centinaia di euro. Ma, indipendentemente dal valore del risarcimento, il dato importante è che il reclamo di un detenuto al magistrato di sorveglianza ha portato alla condanna dell’amministrazione penitenziaria.   Le condizioni disagiate dei reclusi dipendono soprattutto dal sovraffollamento. Ecco perché il governo tenta, da sempre, soluzioni per allentare la pressione. Le ricette sono sempre le stesse; al di là dell’indulto, la recente riforma delle carceri [2] punta a rendere più difficile l’ingresso nei penitenziari, privilegiando l’utilizzo delle misure alternative alla detenzione.   L’Italia, a fronte di una capienza delle case circondariali di 45.000 posti, ha una popolazione carceraria di quasi 70.000 detenuti. Non stupisce che il nostro Paese sia stato più volte sanzionato dalla Corte Europea per le problematiche legate al sovraffollamento. E se questi sono i numeri della disperazione nostrana, la vera piaga del sistema carcerario mondiale può raggiungere cifre ancora più sconcertanti a certe latitudini: in Perù, a Lurigancho, il carcere ospita 11.000 condannati, pur essendo predisposto per accoglierne soltanto 1000. Una vera e propria porta dell’inferno. - 
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